Che 2009 è stato per la ginnastica artistica femminile italiana?
Scritto da Enrico Casella   
Giovedì 25 Febbraio 2010 11:52

 

Senza  dubbio un anno di grandi cambiamenti, con una impostazione diversa nei contenuti e nei personaggi chiamati a gestire la situazione. A parte i proclami di inizio mandato che hanno, da sempre, una valenza relativa, nella pratica si è assistito ad un disinvestimento economico relativamente alle realtà societarie che hanno prodotto risultati nel quadriennio precedente ed allo spostamento della maggior parte della risorse su uno dei due Centri Tecnici Nazionali attualmente esistenti e cioè quello di Milano. Sono da sempre stato un fautore del sistema misto, sono cioè convinto che per ottenere grandi risultati la via possibile in Italia sia quella di sostenere economicamente le Società in grado di produrre ginnastica ad alto livello e di avere uno o più punti gestiti direttamente dalla Federazione in cui poter appoggiare le ginnaste che non hanno la possibilità di sviluppare il proprio potenziale nelle loro realtà locali. Un sistema di questo tipo necessita di un continuo monitoraggio da parte di chi ha il compito di indirizzare e dirigere l’attività di alto livello. Ciò che deve essere ben chiaro è che le persone in grado di indirizzare e dirigere un movimento non si possono imporre dall’alto se non vi è contemporaneamente una condivisione da parte di chi poi deve quotidianamente confrontarsi con loro. La dialettica ed il confronto sono indispensabili se si vuole costruire un sistema vincente. Vi possono essere anche modi diversi di raggiungere un risultato, per cui è inutile demonizzare le vie diverse da quelle che in un determinato “momento storico” vengono definite come quelle da seguire. Solo i risultati effettivamente ottenuti possono essere presi come misura del successo o meno di un determinato percorso. Un sistema filosofico come quello impostato dalla F.G.I. per il 2009, che vede dei “nemici” in chi lavora preparando da sempre ginnaste che hanno dato lustro alla ginnastica italiana a livello internazionale, è un sistema che non è in grado di interpretare correttamente ciò che è evidente ai più. Imporre metodi e persone crea unicamente situazioni di attrito ed il 2009 lo ha ampiamente dimostrato. Si confonde l’autorità, e quindi il potere che essa porta inevitabilmente con sé, con la mera capacità di esercitare una coercizione. Avere potere si può anche tradurre nella capacità di esercitare una coercizione che non richiede il consenso dell’altro, perché lo tratta come un oggetto di cui disporre, ma avere autorevolezza vuol dire avere la capacità di fare un appello rivolto a qualcuno perché compia un atto libero di consenso che si traduce in un ascolto e si realizza ultimamente nell’obbedienza. Solo una persona libera può obbedire!